08 gennaio 2012

Parigi: tre giorni al di là dell'immaginazione.

Meno di quattro giorni nella capitale dell'amore. Praticamente equivalgono a una semplice "toccata e fuga" per una città così grande. E ovviamente per grande non intendo solo vasta geograficamente. Parigi è prima di tutto immensa spiritualmente. Il suo mito, la sua storia, i suoi personaggi celebri le conferiscono un'atmosfera talmente eterea da rendere speciale anche quello che in un'altra qualsiasi città apparirebbe insulso o squallido. Come la stazione di una metro, un gruppo di clochard o una solitaria panchina dismessa.
Entrata del metrò di Guimard.
Con un'arietta a metà fra il frizzante e il pungente atterriamo una mattina di gennaio al "Charles de Gaulle de Paris" e in poco più di mezz'ora siamo già in centro grazie all'efficiente linea RER. Lasciati i bagagli in stanza ci dirigiamo subito verso il Trocadero e il vicino Campo di Marte per guardare da vicino il simbolo non solo di Parigi, ma dell'intera Francia e della sua modernità: la Tour Eiffel.
Tour Eiffel 
La grande “signora di ferro” che domina la ville lumière dall'alto dei suoi 324 metri fu la principale attrazione dell’esposizione universale del 1889 in quanto emblema assoluto della Rivoluzione industriale. Quella che in realtà avrebbe dovuto essere una costruzione temporanea è ad oggi un'opera unica che ringiovanisce continuamente e che da una decina di anni, non appena cala la notte, scintilla magicamente per cinque minuti all'inizio di ogni ora.
Dopo una merenda veloce a base di fragrante baguette e morbido Camembert ritorniamo in albergo per darci una rinfrescata e prepararci alla nostra prima notte parigina. Poi di nuovo in strada; questa volta raggiungiamo l'Île de la cité, il cuore della città, al centro del quale sorge la maestosa cattedrale di Notre-Dame. Entriamo al suo interno proprio durante una messa, così  oltre a poter osservare la sua imponente architettura gotica, abbiamo anche la fortuna di poter ascoltare il suono del suo potentissimo organo che affascina e al tempo stesso inquieta (non poco) i presenti.
Cathédrale de Notre-Dame
Dopo la funzione ci spostiamo a piedi nel Quartiere latino per mangiare in uno dei tanti ristorantini economici di rue de la Huchette. Escargots, bourghignon, fondue e per dolce i ile flottante e crème brulée..eh si, Parigi è bella anche da mangiare!
Escargots, Bourguignon et Fondue, Créme brûlée e i Île flottante.
Per smaltire la cenetta attraversiamo di nuovo la città fino ad arrivare davanti alla notissima Grande Pyramide del prestigioso Musée du Louvre. Purtroppo durante questi giorni non abbiamo abbastanza tempo per visitare questo vastissimo palazzo ricco di dipinti, sculture e altre opere famose, ma solo vederlo da fuori è un occasione da non farsi scappare.
Musée du Luvre 
La mattina seguente, dopo un'occhiata lesta al gigantesco Arc de Triomphe, si parte alla volta di uno dei luoghi da me più sognati: il mitico quartiere di Montmartre.
Arc de Triomphe
Questo è sicuramente il luogo che più di qualunque altro ha alimentato il mito di Parigi. Da semplice villaggio dove si macinava il frumento, a culla dello stile bohémien. E' proprio qui che sono visibili ancora oggi alcuni vecchi mulini (oltre a quello del famigerato Moulin Rouge) e numerosi storici cabaret.
Moulin Rouge.




















Appollaiata sulla cima della collina di Montmartre si trova inoltre la bianca basilica del Sacré Coeur, nel cui campanile si trova la Savoyarde, una campana di 19 tonnellate che pare essere la più grande di tutta la francia.
Sacré Coeur 
Tornati in centro, percorriamo l'Avenue des Champs-E'lysées fino a Place de la Concorde, poi dopo aver dato un'occhiata ai Grand Palais, attraversiamo il Pont Alexandre III e arriviamo fino all' Hotel des Invalides. Questo, oltre a essere sede del mausoleo di Napoleone, è il luogo dal quale il 14 luglio 1789 una folla tumultuosa prelevò 32.000 fucili con i quali si diresse alla Bastiglia per dare inizio alla Rivoluzione francese.
Hôtel des Invalides 
L'ultima mattinata prima della partenza la dedichiamo al Père Lachaise, il cimitero più visitato del mondo. Vagando fra le sue 69.000 tombe riusciamo a scovare (con grande difficoltà) quelle di Chopin, Oscar Wilde, Edith Piaf e del "dio lucertola" Jim Morrison. Sarebbe stato assurdo venire a Parigi senza dare un saluto a questi personaggi mitici.
Jim Morrison, Chopin, Oscar Wilde e Edith Piaf.
Ovviamente non potevamo partire senza aver prima assaggiato i biscotti colorati più buoni al mondo, i fantastici Macarons di Laduree.
Macarons.
Sono un vero spettacolo per il palato e anche l'ennesima prova che in questa città le apparenze non ingannano.
Chiunque parta per la prima volta per Parigi si crea delle aspettative molto alte. E, a differenza di come spesso accade per altre città il cui mito supera di gran lunga la realtà, le aspettative di Parigi non vengono assolutamente mai deluse. Anzi, Parigi è molto di più di ciò che si può immaginare. Parigi non delude.

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