12 novembre 2012

Istanbul.

Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul.
Capitale prima dell'impero Romano, poi Bizantino, Latino e infine Ottomano.
Bastano questi pochi, ma rilevanti dati storici per far scorrere l'adrenalina nelle vene ancor prima di aver messo piede in questa magica città turca che, divisa in due dallo stretto del Bosforo, ha inoltre la particolarità e il pregio di essere l'unica metropoli al mondo ad appartenere a due continenti diversi; estendendosi ad ovest in Europa (Tracia) e a est in Asia (Anatolia).
Istanbul asiatica.
Sono passati già due anni da quando, in questa città globale, abbiamo salutato il nuovo anno cenando in rustici piatti di rame a base di zuppe e di delizioso durum (tipico pane turco prodotto con farina di grano) farcito con kebab e yogurt fresco. Unici clienti di un ristorantino ormai abbandonato da tutti coloro che si sono poi riversati nei quartieri più movimentati, allo scattare della mezzanotte abbiamo però la fortuna di vivere il primo di tanti momenti memorabili di quello che poi si rivelerà uno dei cenoni di capodanno più belli vissuti fino ad ora. Il gentilissimo padrone del locale, dopo essere salito al primo piano, spalanca le finestre di un minuscolo balconcino accanto al nostro tavolo, permettendo così a noi, e al nostro giovanissimo e servizievole cameriere, di ammirare dall'alto lo spettacolo dei fuochi d'artificio che illuminano a giorno il cielo di questa città fiabesca. 
Durum, kebab e yogurt.
Il mattino seguente, ci incamminiamo alla scoperta dei tesori storici di Istanbul. Dopo una passeggiata nel principale quartiere di Sultanahmet, entriamo in uno degli edifici più famosi della città: la magnifica Moschea blu che con le sue proporzioni perfette e i sontuosi decori merita sicuramente tanta fama e notorietà. Risalente al XVII secolo, deve il suo nome alle 21.043 piastrelle di ceramica turchese che la decorano e detiene la particolarità di essere l'unica moschea a poter vantare ben sei minareti, superata solo dalla moschea della Ka'ba alla  Mecca che ne ha sette.
Moschea blu.
A pochi metri di distanza visitiamo poi la non meno famosa Aya Sofya. Fatta costruire dall'imperatore Giustiniano sul sito in cui sorgeva l'acropoli di Bisanzio, e dove in precedenza erano già state erette due chiese dedicate a Santa Sofia, fu nella storia: una sede patriarcale greco-ortodossa, una cattedrale cattolica, una moschea ed ora un museo.
Aya Sofya.
I suoi interni sono arricchiti con preziosi mosaicicolonne dai capitelli finemente scolpiti, marmi e stucchi pregiati, ma ciò che più colpisce è senza dubbio la fusione armoniosa di elementi cristiani ed islamici che danno vita a uno degli edifici più ricchi di storia che siano mai esistiti.
Aya Sofya.
Sempre a pochi passi di distanza scendiamo poi nella Cisterna Basilica. Questa straordinaria struttura sotterranea venne fatta costruire da Giustiniano nel 532 utilizzando dodici file di 28 colonne recuperate da edifici in rovina. Proprio per questa particolarità i loro capitelli sono un misto tra gli stili ionico, corinzio e dorico. Alcune di queste colonne non sono nemmeno decorate e fra le più famose troviamo quella sostenuta da un blocco scolpito a forma di testa di Medusa che pare porti fortuna a tutti i suoi visitatori.
Cisterna Basilica - Medusa.
Verso il tramonto ci spostiamo sul sesto colle di Istanbul nel quartiere dei Bazar, per visitare la moschea che venne commissionata dal più grande, ricco e potente dei sultani ottomani: Solimano I detto "Il Magnifico". La moschea di Solimano, a differenza delle precedenti, non presenta una ricca decorazione interna ed esterna, ma per la sua posizione risulta comunque essere la più imponente della città.
Moschea di Solimano.
Il giorno dopo, di buon ora ci rechiamo nei pressi del ponte di Galata e visitiamo la Rustem pasa Camii, un altro vero e proprio gioiello della città. 
Ponte di Galata.
Questa moschea, costruita su un'alta terrazza sopra un complesso di negozi e magazzini, ha la peculiarità di essere stata interamente decorata con le splendide maioliche di Iznki, città ad ovest dell'Anatolia che fabbricava fra le ceramiche più pregiate nel XVI secolo.
Rustem Pasa Camii.
Poi, con in mano uno sfizioso Balik ekmek (panino di pesce) comprato da un pescatore in riva al mare, ci imbarchiamo sul traghetto per Uskudar: la faccia asiatica di Istanbul. Qui visitiamo alcune moschee fatte costruire da diversi potenti personaggi ottomani con l'intento di riuscire a guadagnarsi meriti in vista del Paradiso, in base alla considerazione che questo quartiere era il punto della città più vicino alla Mecca.
Uskudar.
Effettivamente solo camminando lungo le sue vie si respira un'aria più conservatrice rispetto alla Istanbul visitata fino ad ora: l'uso del velo da parte delle donne è assai più diffuso, le moschee sono piene di fedeli, le famiglie sono più numerose e sono per lo più composte da emigranti provenienti dalle aree rurali dell'Anatolia.
Uskudar.
Una volta tornati a Sultanahmet ci avventuriamo verso la parte più "terrena" della città, ovvero nei suk più famosi del mondo: il Grand Bazar e il Bazar delle spezie.
Grand Bazar.
Da centinaia di anni i due bazar rappresentano geograficamente, e non solo, il cuore pulsante di Istanbul. A loro volta possono essere considerati delle vere e proprie città coperte a tutti gli effetti: al loro interno infatti vi si possono trovare moschee, banche, stazioni di polizia, ristoranti, laboratori di artigiani, svariati chilometri di vicoli e oltre quattromila negozi di ogni tipo. Girovagare in questo caos è un vero e proprio piacere per i sensi in quanto ci si trova immersi in un tripudio di colori, rumori, odori e sapori a cui è davvero difficile resistere.
Bazar delle spezie.
La giornata finisce con un buon kebab accompagnato da un delizioso nar suyu, ovvero succo di melograno freschissimo. Tipico di queste zone, è ottenuto spremendo il frutto con una sorta di pressa che rende la bibita meno amarognola di quanto lo sarebbe se fosse ottenuta con un normale spremiagrumi.
Spremute..
L'ultimo giorno lo dedichiamo interamente al magnifico palazzo Topkapi, residenza dei sultani ottomani per quattrocento anni (dal 1453 fino al 1853) e piccola città nella città, all'interno della quale avevano sede le migliori scuole, il tesoro dell’Impero Ottomano e anche gli harem del sultano. Data la sua vastità, è praticamente impossibile parlare di tutto ciò che ci sarebbe da vedere al suo interno. Diviso in quattro cortili tutti collegati tra loro, occupa infatti un'area di circa 700.000 m² e deteneva la funzione di centro amministrativo, culturale e religioso della antica Costantinopoli. Venne fatto erigere nel luogo in cui sorgeva l’antica acropoli di Bisanzio, su una delle sette colline di Istanbul dalla quale si ha una splendida visione del Corno d’Oro e del Mar di Marmara.
Palazzo Topkapi.
Teatro di incredibili vicende storiche, vere o presunte, questo palazzo ha il potere di suggestionare i visitatori e di stimolarne la fantasia. Fra i suoi proprietari più noti si possono ricordare: Selim l'Ubriacone, che annegò nella vasca da bagno dopo aver bevuto troppo vino, Ibrahim il Pazzo, che perse la ragione dopo essere stato rinchiuso per quattro anni nelle prigioni del palazzo e Rosselana, la bella e perfida consorte di Solimano il Magnifico.
Terminata la visita al Topkapi decidiamo di rifugiarci caldo di una piccola taverna dove assaggiamo del lahmacun appena cotto. Si tratta di una sfoglia sottile e croccante molto simile alla nostra piadina romagnola, ma più leggera e farcita con formaggio e verdure.
Accompagniamo lo spuntino con l'ennesimo çai, il tradizionale tè turco servito fumante nel classico bicchierino a forma di tulipano. Poi, prima di tornare in albergo per prendere i nostri bagagli, facciamo un ultima sosta in una pastane (pasticceria) per assaggiare un baklava, il dessert più gettonato sia dagli abitanti del posto che dai turisti. Composto da fogli di pasta fillo ripieni di pistacchi, noci tritate, miele o sciroppo, pare che la sua popolarità risalga fino ai tempi del sultano Mehmet (XV secolo).
Ma le specialità turche non finiscono qui, la sua cucina tradizionale è frutto di secoli di raffinata sapienza e ciò che la differenza dalle altre gastronomie nazionali è la sua essenza semplice e genuina; il segreto dei suoi sapori intensi sta infatti nell'uso di ingredienti locali e di stagione.
Prodotti tipici turchi.
Provare per credere.

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