08 gennaio 2013

Marocco.

                      
Capodanno 2012-13
Capodanno a spasso per il Marocco centrale, ecco quello che ci vuole per calmare (almeno per un poco) gli istinti scalpitanti di due viaggiatori incalliti.
Atterriamo in mattinata a Marrakech e, dopo un piccolo riposo nella nostra stanza in un Riad della città vecchia, ci buttiamo a capofitto nei caratteristici suq, dove iniziamo ad assaporare i mille colori, odori e rumori tipici del luogo.
Suq.















Arrivati nella Jami'el-Fna, la piazza principale, stiamo per qualche minuto a osservare sbalorditi lo spettacolo a cielo aperto che si apre davanti a noi: incantatori di serpenti, dentisti da strada, scimmie saltanti, giocolieri, chiromanti, artisti dell tatuaggio con l'henné, venditori di datteri, succo d'arancia, acqua...e chi più ne ha più ne metta! E' un autentico delirio che affascina e ammalia ancor prima di stordire i suoi spettatori.
Piazza Jami'el-Fna.
Quando riusciamo a staccarci dall'incanto della Jami'el-Fna, ci avviamo verso il Palasi Bahia (La Bella), sontuoso edificio fatto erigere dal gran visir Si Moussa negli anni '60 del XIX secolo.
Palais Bahia.
Ci addentriamo per un pò fra le sue stanze decorate dai migliori artigiani marocchini del passato, ma il richiamo della Jami'el-Fna ci riporta presto nei suoi pressi; dove già verso le 17:00 un centinaio di cuochi ha montato in un batter d'occhio griglie e stand per poter cenare. Senza pensarci troppo assaggiamo subito delle deliziose brochette di pollo, la nostra prima tajine ai legumi e delle deliziose olive marocchine; il tutto ovviamente annaffiato dal tradizionale tè alla menta marocchino. Il conto è esiguo, ma i sapori sono ottimi.
Il giorno seguente decidiamo di visitare la Medersa di Ali ben Youssef, una splendida scuola coranica fondata nel corso del XIV secolo dai Merenidi e che un tempo fu la più grande dell'Africa settentrionale.
Medersa di Ali ben Yoissef.
All'uscita diamo uno sguardo anche ai resti della piccola Koubba (santuario) Ba'adyn, probabilmente utilizzata nel XII secolo per le abluzioni.
Koubba Ba'adiyn.
Poi ci immergiamo di nuovo nei suq, per osservare da vicino la vita e le usanze degli abitanti. Ormai riusciamo ad orientarci bene nel labirinto infinito di vie e vicoletti che solo ieri ci sembrava impossibile attraversare senza perdersi inesorabilmente.
Suq.
Verso sera torniamo in piazza per pranzare e prima di sederci a un tavolo decidiamo di assaggiare una scodella fumante di lumache in umido. Il loro aspetto è inversamente proporzionale al loro sapore, non sono infatti niente male e tutti i marocchini impazziscono sopratutto per il loro brodino succulento.
Escargots.
La mattina di capodanno la sveglia suona presto, in quanto alla porta principale dei suq ci dovrebbe aspettare un piccolo pulmino per portarci verso il deserto. "Dovrebbe", infatti la nostra sveglia all'alba si rivela totalmente inutile, le tempistiche marocchine sono alquanto approssimative e l'autista arriva con più di un'ora di ritardo inneggiando ai motti "No camel, no cry!" e "Inshallah!". Pazienza, prendiamola con filosofia, intanto alle 6:00 del mattino in Marocco fa solo un freddo cane in questo periodo dell'anno.. Ma in fondo la cosa più importante è partire, anche se ciò vuol dire farlo in estremo ritardo accaparrandosi i posti più scassati e angusti di tutto il pulmino.
Già a metà mattinata veniamo ricompensati delle fatiche e facciamo sosta nella magnifica kasbah di Ait Benhaddou. Questo gioiello è una delle più belle città fortificate del Marocco, interamente realizzata in fango e argilla e riconosciuta come patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1987.
Ait Benhaddou.
In realtà Ait Benhaddou è un insieme di diverse kasbah, cioè case famiglia, e al suo interno è possibile trovare una moschea, tante piccole abitazioni, granai e stalle; il tutto collegato per mezzo di tante piccole vie. Per la sua particolarità e magnificenza, questa città è stata scelta come set cinematografico di molti celebri film come: Gesù di Nazaret, La mummia, Il gladiatore, Il gioiello del Nilo, Alexander e molti altri capolavori.
Ait Benhaddou.
Dopo pranzo ci spostiamo fino a Ouarzazate, dove per secoli le popolazioni delle valli dell'Atlante, del Draa e del Dadès si incontravano per discutere di affari nella vasta kasbah di Taourirt. In epoca contemporanea sono state girate anche qui molte pellicole famose, tant'è che nelle vicinanze vi sono numerosi studi cinematografici sorti fin dagli anni '50.
Ouarzazate.
Verso sera ci fermiamo a dormire in un modesto e gelido albergo nella Valle del Dadès.
Valle del Dadès.
Il nostro cenone a base di zuppa, tajine di pollo, mandarini e torta alla panna e cioccolato trascorre al suono di bonghi, danze berbere e profumo di narghilè. Il brindisi di mezzanotte viene invece eseguito rigorosamente senza alcolici, ma ovviamente con tanto tè alla menta fumante.
Dopo una notte passata a dormire sotto una decina di coperte di lana, ripartiamo verso il deserto, ma prima facciamo una piccola sosta nell'oasi di Tinerhir, dove ci facciamo una discreta "cultura" sulle piantagioni tipiche del posto, le diverse tipologie di palme da dattero e i pregiati uliveti.
Tinerhir.
Dopo l'ennesimo tè alla menta offerto da Fatima, una tessitrice di tappeti del posto, ripartiamo con il nostro pulmino scassato per poi fermarci ad ammirare le bellissime pareti di roccia rosa e grigia della Gola del Todra.
Gola del Todra.
Dopo pranzo facciamo un'ultima tirata fino alla cittadina di Merzouga dove finalmente davanti a noi si estende maestoso il deserto del Sahara. 
Deserto dell'Erg Chebbi - Sahara.
La leggenda narra che quando una famiglia benestante del posto rifiutò l'ospitalità a una povera donna e a suo figlio, Dio si offese a tal punto da seppellre l'intera famiglia sotto cumuli di sabbia in una località oggi chiamata Erg Chebbi. Questo deserto, che con le sue dune riesce a raggiungere anche vette di 160 m, ha la particolarità di avere una sabbia di tonalità rosa che diventa color arancione e porpora quando la luce del tramonto si riflette sulle sue dune. 
Montati ognuno sul proprio dromedario, e dopo un'ora e mezza di viaggio, arriviamo col buio all'accampamento dove passeremo l'intera notte. Qui ceniamo a lume di candela, poi ci riscaldiamo tutti attorno un falò con il solito sottofondo di bonghi e narghilè e in seguito scaliamo a piedi un'alta duna sulla quale oltre ad ammirare il magnifico cielo stellato, assistiamo a bocca aperta al sorgere della luna che in pochissimi secondi ci porta dal buio più assoluto a un chiarore inaspettato. Le stelle sono magnifiche e verrebbe voglia di passare tutta la notte a guardarle, ma l'indomani mattina ci aspetta una levataccia micidiale. Alle 5:00 infatti, dopo una notte spesa invano a cercare di addormentarsi in una tenda non poco fredda, veniamo svegliati dai mandriani dei dromedari per ripartire. 
Sahara - Accampamento berbero.
Un pò stravolti, ma più che soddisfatti, torniamo in città dove, dopo la colazione, risaliamo sul pulmino per fare ritorno a Marrakech. Durante i 600 km di viaggio, oltre alle soste per mangiare e sgranchirsi un poco le gambe, ci fermiamo brevemente nelle vicinanze di alcuni qanat. Una serie di sistemi di trasporto idrico utilizzati per fornire una fonte d'acqua ad alcuni insediamenti umani e per irrigare ambienti tipicamente caldi e aridi.
Qanat.
Tornati a Marrakech, trascorriamo l'ultimo giorno fra le bancarelle dei suq e visitiamo il palazzo El-Badi (l'Incomparabile). Originariamente questo sito aveva circa 360 stanze, riccamente decorate con marmi italiani e grandi quantità d'oro importato dal Sudan. Oggi, pur rimanendo di tutto questo solo delle rovine di pietra, è ancora possibile immaginarne la sontuosità e l'opulenza dei tempi passati.
Palazzo El-Badi.
Ormai la nostra avventura è giunta al termine, ma prima di far ritorno in aeroporto ci concediamo un ultimo pasto ai piedi della Jami'el-Fna, davanti a uno spettacolo di musicisti e saltimbanchi di cui già sentiamo profondamente la nostalgia.

Nessun commento:

Posta un commento